Category: Sport management e sponsorizzazioni

Personal branding per atleti: mettiamo le basi

Ho iniziato ad occuparmi e a scrivere di personal branding per lo sport nel 2018: realizzare quanto la crescita e la reputazione di un atleta fossero strettamente collegati alla sua capacità di “ comunicare e raccontare se stesso” al mondo, è stato per me illuminante.

Dal 2016 seguivo l’immagine di una giovanissima e promettente arrampicatrice Italiana,  sto parlando di Federica Mingolla, in anteprima ritratta ai tempi di allora in uno scatto di Giorgio Violino], tra le più forti in Europa, che dalla sua parte, oltre all’indiscusso talento sportivo da fuoriclasse, aveva anche un’incredibile personalità e una grande capacità innata.

Quella di bucare lo schermo.

Nonostante tutti mi definissero la sua ” manager”, e poi quella di altri atleti, il vero valore aggiunto del mio lavoro andava ben oltre l’organizzazione e la gestione commerciale dell’atleta.

Nel caso di Federica, ad esempio, solo molto tempo dopo ho capito che il “ core” della nostra collaborazione, consisteva nel saper veicolare questa sua “ dote” in modo strategico e mirato, per attirare via via opportunità sempre più in linea con i desideri, le aspirazioni, le necessità e soprattutto i valori dell’atleta stessa.

Attraverso l’ufficio stampa, i rapporti con gli Sponsor, i progetti audio visivi e i commercial, le serate presso eventi e convegni, le trasferte in Fiera e molto altro, avevamo avviato un profondo lavoro di costruzione del suo personal branding.

Sono trascorsi diversi anni e oggi il personal branding è tema comune per ogni categoria professionale.

( …vi dice qualcosa Elly Schlein e la polemica sulle sue consulenze in armocromia? Anche questo è Personal Branding)

Siamo figli del Grande Fratello, della televisione voyeurista, della sensazione, magari illusoria, che ogni persona comune possa diventare un “personaggio”.

Oggi qui vorrei intanto chiarire che il personal branding, se ben condotto e applicato, non ha proprio nulla a che vedere con la trasformazione mediatica di una persona comune in un “personaggio”.

Si tratta invece a ben vedere di una sequenza di attività che, portate avanti con metodo, strategia e costanza, costituiscono un vero e proprio “ acceleratore” alla crescita di carriera di uno sportivo, trasformandolo da semplice “ atleta” in campione.

Al tempo stesso, quando pensiamo ai nomi più conosciuti e seguiti nel mondo dello sport degli ultimi venti anni, da Michael Jordan a Serena Williams, da Maria Sharapova a Cristiano Ronaldo, a Federica Pellegrini– mentre scrivo, impegnata a presentare il suo primo libro autobiografico “ ORO”,  possiamo dire di avere a che fare con veri e propri personaggi.

Si tratta infatti di atleti che hanno saputo lavorare su sé stessi costruendosi nel tempo, grazie alle loro scelte Visual e non, un forte e riconoscibile brand.

Ma, qual’è la differenza tra brand e personal branding?
Vediamola insieme!

Che differenza c’è tra brand e personal branding?

Forse, non così tanta.

Le grandi aziende investono milioni di euro in strategie di marketing e pianificazioni pubblicitarie, necessarie a far non solo conoscere ma soprattutto riconoscere i propri prodotti sul mercato.

Tutto questo fa parte della costruzione del loro “ brand” ovvero l’insieme di caratteristiche e valori che le rappresentano e che andranno a identificare tutti i loro prodotti.

Il logo, il naming, sono solo rappresentazioni grafiche e visive di tutto questo insieme più profondo che si chiama “brand”.

Il nucleo centrale di ogni brand, sta infatti nei suoi valori, nella filosofia di mercato a cui ha scelto di aderire, nello stile di vita e di uso che vuole andare ad incarnare.
Pensiamo ad uno dei brand più longevi e famosi al mondo: la Coca Cola.
Al suono di queste due paroline, cosa ti viene subito in mente?
Immagina il divertimento, la convivialità dello stare insieme ad amici e familiari, associandola ad un gusto fresco e frizzante.
Un Babbo Natale rubicondo, una festicciola tra amici, belle ragazze vestite di rosso e giovani coppie allegre e innamorate.

Questo è il potere del brand: far sì che le persone leghino un marchio a dei valori e delle sensazioni condivise.
Nel caso della Coca Cola il “divertimento” la “ festa” lo “stare insieme”, ma anche la “ felicità condivisa” intesa in senso più ampio.

Ecco perché oggi chiunque di noi e in qualunque parte del globo, in procinto di organizzare una festa e alla ricerca di una bevanda analcolica, nazional popolare, che “piaccia a tutti” non può fare a meno di rivolgere la propria scelta sulla Coca Cola.

Il personal branding: le origini

Le aziende spesso sono persone ma le persone…non sono aziende.


Come passare allora dal concetto di brand alla persona e quindi al “ personal branding”?

La prima definizione di personal branding, arriva da Tom Peters nel 1997 in un articolo intitolato “The Brand Calls you” il cui passaggio chiave recita proprio così:


“ The good news — and it is largely good news — is that everyone has a chance to stand out. Everyone has a chance to learn, improve, and build up their skills. Everyone has a chance to be a brand worthy of remark “.

Uno dei maggiori esponenti in Italia del personal branding è invece Luigi Centenaro, autore nel 2011 del primo testo dedicato a questo concetto “ che è stato poi declinato in una guida alla corretta costruzione del tuo personal branding online.


Lui lo definisce “ un modo per farsi trovare e scegliere, per attrarre più opportunità legate a ciò che si sa fare meglio, singolarmente e come azienda. Fare personal branding significa puntare sul proprio asset principale: se stessi.

Altre tre definizioni che amo moltissimo di personal branding sono queste:

“ Il Personal Branding è l’abitudine di dimostrare e comunicare gli aspetti che ti rendono rilevante per le persone che intendi influenzare” *( Luigi Centenaro)

“ Gli individui con un Personal Brand generano valore o valore per sé stessi, massimizzano la propria occupabilità e aumentano i loro guadagni” **( Kedher Manel)

«quello che la persone dicono di te, quando tu non sei nella stanza» ***( Jeff Bezos)

 

Qui introduciamo, oltre all’aspetto legato al farsi trovare e scegliere, i concetti di RILEVANZA, di VALORE ECONOMICO  e di OPINIONE COMUNE.

Adesso la base del processo dovrebbe essere più chiara: il primo passo fondamentale dal quale non si scappa è quello di conoscersi.

Vuol dire saper individuare le tue caratteristiche uniche e distintive, quelle che ti rendono diverso da ogni altro amico, collega professionista e dagli altri atleti: le qualità e i valori speciali che porteranno le persone a riconoscerti e le aziende a sceglierti.

 

Alla scoperta del TUO brand

Quindi, riassumendo, come possiamo definire il personal branding?


È l’insieme delle tue caratteristiche, dei tuoi valori, delle tue inclinazioni, della tua storia unica unito a quello che fai e che sai fare meglio.
Facile no?
Forse è più facile a dirsi, che a farsi.


Conosci te stesso” diceva Socrate, e neanche lui aveva inventato la famosa massima, bensì l’aveva letta sul portale del Tempio di Apollo a Delfi e la utilizzava come monito durante le sessioni di filosofia con i suoi studenti, esortandoli a scavare nel proprio profondo alla ricerca della verità.


Come puoi fare quindi se sei un professionista sportivo o un atleta  e vorresti partire alla scoperta del tuo personal branding?

Il primo esercizio che ti invito a fare è quello di porti alcune semplici domande, quelle che io chiamo “ le domande per partire”.


Vediamone alcune sulle quali nel frattempo puoi cominciare a lavorare in autonomia:

Partiamo con le domande giuste:

  • Quali sono i tuoi valori, i principi secondo cui operi e quelli su cui non puoi transigere?
  • Qual è il tuo super potere, ciò che sai fare meglio di chiunque altro?
  • Cosa ti dà energia e ti accende? Quali sono le tue vere passioni?
  • Cosa sai fare? Cosa ti piace fare? Prova a raccontarlo.
  • Perché vuoi comunicare ( es. sui social): cosa vorresti trasmettere a chi ti segue?Qual è il tuo messaggio?

Primo esercizio pratico: prendi un quaderno vuoto e che ti piaccia e inizia a rispondere a queste semplici ma profonde domande.


Nel prossimo post vedremo come utilizzare le tue risposte e quali sono i VANTAGGI che un buon personal branding può portare alla carriera di ogni  professionista.

In settimana uscirà sul mio Instagram un Reel in cui ti ti parloerò dei 7 falsi miti più comuni sul Personal Branding per atleti: quei trigger che ti bloccano nel comunicare chi sei e cosa sai davvero fare al mondo, impedendoti di brillare!

SPOILER: non c’è bisogno di essere famosi né di avere millemila followers sui Social per avere successo nel tuo percorso di personal branding.

Il momento giusto è ora.

Sarà solo la tua personalità a farti“scegliere” rispetto ad altre persone per rivestire un certo incarico, vederti assegnato un nuovo progetto o magari rappresentare un determinato prodotto o diventare ambasciatore di una causa importante.


La costruzione di una corretta immagine online&offline per un atleta e un professionista dello sport, a qualsiasi disciplina appartenga, passa dal via.


Non si tratta di un processo indolore né semplice dal principio: non ti mentirò. E i risultati non sono sempre compresi nel pacchetto, ma di sicuro se ci provi avrai imparato qualcosa in più su te stesso e sarai cresciuto.


Posso invece assicurarti che tutti coloro che oggi hanno raggiunto grandi risultati nella loro carriera di sportivo professionista hanno lavorato sodo e per diverso tempo sul proprio personal branding.
 

Ci vediamo la prossima settimana con un nuovo post del Blog, intanto continua a seguirmi su Instagram per altri Tips a tema e iscriviti alla Newsletter per rimanere sempre aggiornato!

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